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MissP - Esperienze di una sottomessa


di FidelioMissP
11.09.2025    |    2.433    |    2 9.1
"Spesso è lui a scegliere cosa acquistare – io adoro l’effetto sorpresa – ma ogni scelta è pensata..."
Quando ho conosciuto Fidelio è stato per caso o per destino, in un giorno qualunque eppure speciale. Io non avevo alcuna esperienza pregressa, né esempi da seguire; da anni ormai sentivo forti dentro di me delle fantasie, dei desideri, delle intuizioni che volevano voce, spazio, carne. Il nostro punto di partenza è stata la parole, esplorare le nostri menti con la voce, iniziare a conoscerne i limiti. Prima ancora di incontrarci dal vivo per la prima volta, io e Fidelio abbiamo parlato a lungo: di ciò che ci eccitava, di ciò che ci incuriosiva, di ciò che sognavamo di sperimentare. Quelle conversazioni restano ancora ora indimenticabili, prime fondamenta del nostro palazzo, fatte di fiducia, di consenso, di voglia di libertà. Parole trasparenti, senza filtri, che ancora oggi restano uno dei cardini più importanti della nostra relazione.

Sapevo cosa stavo cercando, o almeno pensavo di saperlo, anche se mi sembrava un salto nel vuoto. Desideravo sperimentare la sottomissione, la costrizione, la privazione, il dolore, sentire il mio corpo e la mia mente per entrare in una dimensione altra, profonda, dove potermi abbandonare completamente. Fidelio, invece, aveva già avuto esperienze di dominazione, e cercava proprio una donna con cui costruire un rapporto basato su questo tipo di scambio. È stato lui a guidarmi, con gesti sicuri, con attenzione, con cura – e molto presto abbiamo cominciato ad aprire insieme mille altre porte, salire e scendere molto altre scale. Il BDSM per noi è sempre stato dinamico, esplorativo, un viaggio reale e fisico dentro di noi.

Nel nostro gioco mi sono immediatamente confermata nel ruolo di sottomessa. Desideravo essere legata, immobilizzata, volevo sapere davvero cosa significa affidare il controllo, cederlo nelle mani di chi sa guidare. La definizione delle Safe Words è stato un passo semplice ma fondamentale per addentrarci in questo mondo. Perché il BDSM – quello vero, quello sano – non è mai sopraffazione, ma un atto consapevole, un'esplorazione profonda che nasce dal rispetto, dall’ascolto, dalla cura reciproca. Ad oggi usiamo tre parole che ci permettono di capire quanto ci si sta avvicinando ai confini dei nostri corpi e delle nostre menti, facendoci assaporare un contatto sempre più profondo.
Abbiamo per ora scelto di vivere tutto questo solo nella nostra intimità. Ci è capitato di giocare in alcuni locali ben attrezzati BDSM, ma lì la dimensione è diversa: più esibizionistica, più scenografica ma forse per noi meno profonda. Percepiamo alle volte il rischio di essere visti ma non compresi, osservati senza essere “letti” davvero. Invece per noi il cuore dell’esperienza è altrove: nei dettagli, nei silenzi, in quella tensione sottile e intensa che nasce solo quando siamo una di fronte all’altro, senza pubblico.
Ogni corpo parla una lingua unica. E chi domina ha il compito – bellissimo ma anche delicato – di imparare a leggerla. Non bastano le parole: bisogna saper ascoltare i tremiti, i respiri, le contrazioni. Bisogna vedere anche quando gli occhi sono chiusi, comunicare anche quando la bocca è soffocata. E questo si impara solo con il tempo, con pazienza, con ascolto reciproco, con rispetto.
Abbiamo iniziato con strumenti che ad oggi riteniamo semplici: nastri, bende, spanker, pinze per i capezzoli. E poi, lentamente, abbiamo esplorato oggetti più complessi. Fidelio li prova sempre prima da solo: li studia, li esplora, ne valuta la struttura e il potenziale. È una forma di rispetto verso il mio corpo, ma anche verso il nostro gioco. Spesso è lui a scegliere cosa acquistare – io adoro l’effetto sorpresa – ma ogni scelta è pensata. Ad esempio, abbiamo scoperto quasi subito che preferivamo le polsiere alla corda: più regolabili, più sicure, facili da mettere e togliere. Un dettaglio che fa la differenza nella fluidità del nostro gioco. Perché sì, anche la fluidità conta. Molto. Fidelio pone grande attenzione anche all’aspetto “meccanico” degli strumenti: conoscerli bene significa poterli usare con sicurezza e grazia estetica, che io adoro. Significa mantenere la tensione emotiva, senza interruzioni, senza gesti incerti. E questo, nel nostro BDSM, è parte della magia.
In ogni sessione abbiamo introdotto uno o due oggetti nuovi al massimo. Questo approccio graduale ci ha permesso di ascoltare davvero le nostre reazioni, sia fisiche che emotive. Alcuni strumenti che all’inizio sembravano entusiasmanti si sono rivelati poco stimolanti; altri, magari più semplici, sono diventati insostituibili. Abbiamo capito che non servono tanti oggetti. Serviamo noi. Nei nostri ruoli, nel nostro desiderio di scoprirci, di affidarci, di andare oltre i nostri limiti.

Se anche voi state muovendo i primi passi in questo mondo, il mio/nostro consiglio è: iniziate in due. Da soli. Senza spettatori, senza aspettative esterne. Questo permette a chi domina di scoprire il proprio stile, capire che tipo di energia desidera portare, come intende guidare e dove si sente più naturale; permette a chi è sottomesso di conoscere chi domina senza distrazioni, senza intromissioni, di godersi totalmente i movimenti del proprio Master. Credo che ogni dominante ha un modo unico di accarezzare, di colpire, di contenere, di comandare: Fidelio potrebbe parlare ore di questo aspetto, e io potrei ascoltarlo con la stessa attenzione con cui ricevo ogni suo gesto.
Nel tempo, ho scoperto anche una parte di me che è switch, soprattutto nei giochi condivisi con altre donne, anche se ancora molto distante dalla pratica che facciamo noi due.

Per noi, oggi, il BDSM è molto più di una pratica erotica. È un linguaggio profondo, un modo di essere in relazione, un modo di essere presenti. Ogni gesto, ogni respiro, ogni attesa carica di significato scrive un nuovo capitolo della nostra storia. E ogni volta che ci ritroviamo in quel gioco – che è molto più di un gioco – riscopriamo chi siamo. Insieme.

Se anche voi state esplorando questa strada, ci piacerebbe leggere le vostre esperienze. Perché in questo mondo, anche se tanto intimo, ogni voce narrata può arricchirci.
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